In vista del prossimo incontro, in cui si discuterà di un libro che è un colosso, e non solo per il numero delle pagine, ossia Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline, si prova a semplificare e scarnificare la trama fino ad ottenerne questo scheletro qua che agitiamo sotto i vostri occhi, Ferdinand Bardamu, il protagonista e narratore del libro, che si trova a vivere sulla propria pelle le contraddizioni e miserie e ipocrisie del suo e nostro secolo, il ventesimo: la crociata infernale e apocalittica della Grande Guerra lungo le trincee delle Fiandre, la galera coloniale in Africa, l'alienazione della catena di montaggio in America, ingranaggio tra gli ingranaggi, e infine il degrado dell'estrema periferia di Parigi, discarica a cielo aperto. Ma lo scheletro non è nulla a paragone della carne buttata sul fuoco che è lo stile, unico, di Céline. Un impasto linguistico dove domina l'ironia, il cinismo, l'insulto, la violenza verbale, la poesia, perché in letteratura, come scrive lo stesso Céline: "La lingua nient'altro che la lingua. Il resto non conta."
Mica poco per essere il romanzo d'esordio d'uno sconosciuto dottore, noto con lo pseudonimo di Louis-Ferdinand Céline, che da subito fece scalpore. Interrogato ad un mese dall'uscita del romanzo su quale fosse il suo significato, era il 1932, Céline rispondeva: "È questo! È l'amore di cui ancora osiamo parlare in quest'inferno come se potessimo comporre quartine in un mattatoio. L'amore oggi impossibile."
Non aggiungiamo altro. Un invito è un invito, è cosa breve e secca. Se non luogo, giorno e ora dell'incontro: sabato 9 maggio in Piazza della Bonifica a Pergusa, ore 20.00. E non venite numerosi, no, venite lettori e curiosi.
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