di Rosa Salamone
Uso internet come un laboratorio per sperimentare nuove relazioni, quelle relazioni che spesso nei paesi sono la ratificazione del nulla, di conversazioni chiuse in un circuito che prevede salute-tempo-morti-nascite, non necessariamente in quest'ordine, e in cui parlare d'altro equivale, uso un'iperbole, ad uscire fuori pista, schiantarsi contro il dissenso, fino alla morte sociale. Internet, di contro, dà la possibilità di tessere relazioni che tra il virtuale e il reale non hanno di mezzo il mare, ma solo un rivolo d'acqua, pura o torbida, a seconda delle circostanze, facilmente attraversabile per entrare in storie e vite d'altri, non chiuse, non paesane, fertili.
Ero davanti al pc quando un'amica ha condiviso su fb un disegno che rappresentava al centro la sagoma acquerellata della sicilia con un asino dentro, a destra un testo dalla grafia minuta e indecifrabile, in calce un titolo, l'isola degli asini, lo stesso nome del gruppo di lettura pensato nel lontano 2007. Un nome e un'immagine per me originali e invece, eccomi qua, espropriata dal primato di chi dà nomi e si sente come il creatore che con il suo fiat lux fa essere le cose. Nell'arco di pochi giorni, più curiosa che delusa, cerco il nome dell'autore, trovandolo; un contatto virtuale dello stesso, trovando anche quello su fb; un contatto reale infine, cioè una visita, trovando anche quella. L'autore è Pino Manzella, è di Cinisi, il paese che, in una elementare associazione di idee, è Peppino Impastato, il Peppino filtrato per noi telestupefatti dal film di Marco Tullio Giordana che, con tutte le imprecisioni del caso, ha avuto il merito di far conoscere ai più la storia di Peppino e della sua ribellione ad un sistema mafioso usando l'arma affilata della satira capace, come poche, di mettere in ridicolo e sminuire l'intoccabilità dei mafiosi locali.
Uso internet come un laboratorio per sperimentare nuove relazioni, quelle relazioni che spesso nei paesi sono la ratificazione del nulla, di conversazioni chiuse in un circuito che prevede salute-tempo-morti-nascite, non necessariamente in quest'ordine, e in cui parlare d'altro equivale, uso un'iperbole, ad uscire fuori pista, schiantarsi contro il dissenso, fino alla morte sociale. Internet, di contro, dà la possibilità di tessere relazioni che tra il virtuale e il reale non hanno di mezzo il mare, ma solo un rivolo d'acqua, pura o torbida, a seconda delle circostanze, facilmente attraversabile per entrare in storie e vite d'altri, non chiuse, non paesane, fertili.
Ero davanti al pc quando un'amica ha condiviso su fb un disegno che rappresentava al centro la sagoma acquerellata della sicilia con un asino dentro, a destra un testo dalla grafia minuta e indecifrabile, in calce un titolo, l'isola degli asini, lo stesso nome del gruppo di lettura pensato nel lontano 2007. Un nome e un'immagine per me originali e invece, eccomi qua, espropriata dal primato di chi dà nomi e si sente come il creatore che con il suo fiat lux fa essere le cose. Nell'arco di pochi giorni, più curiosa che delusa, cerco il nome dell'autore, trovandolo; un contatto virtuale dello stesso, trovando anche quello su fb; un contatto reale infine, cioè una visita, trovando anche quella. L'autore è Pino Manzella, è di Cinisi, il paese che, in una elementare associazione di idee, è Peppino Impastato, il Peppino filtrato per noi telestupefatti dal film di Marco Tullio Giordana che, con tutte le imprecisioni del caso, ha avuto il merito di far conoscere ai più la storia di Peppino e della sua ribellione ad un sistema mafioso usando l'arma affilata della satira capace, come poche, di mettere in ridicolo e sminuire l'intoccabilità dei mafiosi locali.