domenica 1 giugno 2014

Peter Schlemihl? Tiratelo fuori dall’ombra

Da quali scaffali e memorie vengano sputati certi libri, resta un mistero.

Nell'ultimo incontro dei lettori dell’isola degli asini, è stato scelto l’unico libro proposto tra i presenti: “Storia straordinaria di Peter Schlemihl”, libro di uno sconosciuto (tale Adelbert von Chamisso), di un’ancora più sconosciuta casa editrice (Morganti Editori), dalla copertina insignificante (tra alti edifici un uomo scappa inseguito da un’ombra) e dalla trama apparentemente banale (storia di Peter Schlemihl che baratta la propria ombra con il diavolo in cambio di una borsa magica da cui poter attingere monete all'infinito e che condanna se stesso ad essere esiliato dagli uomini perché senz'ombra finché non diventerà, nel viaggio e nella solitudine, uno studioso naturalista). Insomma, un libro che sembrava meritare solo un destino: restare nell'ombra.

Sin dalle prime pagine, invece, attraverso una prosa asciutta e rapida, si entra nella storia e nel personaggio di Peter Schlemihl, alter ego dell’autore von Chamisso (esiliato perché senz'ombra uno, sradicato dalla propria patria, la Francia, l'altro), ed è godimento puro. C’è chi lo ha definito “una delle più graziose opere giovanili della letteratura tedesca” (Mann), chi ha visto in questo libro “un anticapitalismo romantico” (De Angelis), chi ha parlato di parodia (Atkins), chi di pessimismo (Flores), ma queste sono tutte formule riduttive, buone per un aforismario, la verità è che il libro si presta a più chiavi di lettura ed è ingannevole: sembra un romanzo epistolare, ma non lo è; una favola, ma non lo è; riprende alcune tematiche del romanticismo, ma per smontarle; parla dell’ombra, ma non ne dà mai un significato chiaro e univoco. Ricentrando il giudizio: è un libro che vale la pena d’esser letto.

Tiratelo fuori dall'ombra, quindi, dagli scaffali, da dove volete voi. A lettura finita, condividetelo, semplicemente parlandone, con altri lettori venerdì 27 giugno a Valguarnera, in piazza Matrice muniti di sedia, se non volete restare all'impiedi.
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martedì 20 maggio 2014

Dalla città di K. al continente K

di Rosa Salamone

Continente K è un film documentario realizzato nel 1998 dal regista e giornalista svizzero, Eric Bergkraut, sulla scrittrice ungherese Ágota Kristóf, autrice, tra l'altro, della Trilogia della città di K., libro che abbiamo letto e discusso in uno dei nostri incontri tra piazze e sedie.

Il film racconta il viaggio di ritorno della scrittrice nella città della sua infanzia a Koszeg, dove ritrova i suoi due fratelli, l'amica che l'ha aiutata a fuggire dall'Ungheria invasa dalle truppe sovietiche nel 1956 e i luoghi e i volti a lei familiari e cari. 

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venerdì 16 maggio 2014

Pif: "Al mio tre, conferenza!"

di Rosa Salamone

Circola, da domenica 9 marzo, uno spot di cui Pif è testimonial che fotografa un’Italia di cui poco si sa: l’Italia di chi non si barrica in casa, di chi non indossa pantofole, di chi non grugnisce, l’Italia di chi, con un gesto semplice e difficile ad un tempo, condivide con altri delle passioni usando le tecnologie (qui) #milionidipassioni. Un po’ come nel nostro caso: persone con la passione del leggere che poi si incontrano in un luogo pubblico e conversano del libro letto e condividono i postumi della sbornia da lettura, avendo prima buttato legna sul fuoco della discussione e del libro sulla pagina facebook e sul blog dell'isola degli asini.

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lunedì 5 maggio 2014

Da Vienna a Villadoro passando per un Doppio sogno

Con il Doppio sogno di Arthur Schnitzler a Vienna si va, non per danzare sulle note di un valzer né per godere del bel Danubio blu, così bello e blu, si va a Vienna per attraversare con Fridolin ed Augustine, i due protagonisti e coniugi del libro, i territori paludosi del desiderio e del tradimento. 

Il tema non è originale, la letteratura di ogni tempo e luogo ribolle di tradimenti: da Elena e Paride a Paolo e Francesca, da Emma Bovary ad Anna Karenina, per citare nomi noti su associazioni pigre; ma questo non è un tradimento qualunque perché avviene all'ombra o alla luce della rivoluzione psicoanalitica di Freud che ha indagato scientificamente ciò che Schnitzler ha espresso intuitivamente in campo letterario.

Da Vienna, voltando un centinaio di pagine e duemila chilometri circa, si arriva a Villadoro per conversare su tradimento e fedeltà, eros e thanatos, sogno e realtà, ordine e disordine, alienazione e riconoscimento, il tutto sediamuniti nella piazza Carlo Alberto di Villadoro.


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domenica 9 marzo 2014

Che il diavolo ce la mandi buona, la lettura



Gli inviti non sono tutti uguali, cambiano di volta in volta a seconda della persona che te li rivolge, a seconda del motivo dell'invito e dell'umore del momento. Questo invito alla lettura, reale non ideale, e alla condivisione dei postumi della lettura, reale non ideale, è assai inusuale: a rivolgerlo a noi misera schiatta di lettori è il diavolo in persona.

Lui che si aggira per Mosca con la sua combriccola di strambi aiutanti, un gatto parlante, un maggiordomo, un sicario, una bellissima strega, lui che è stato a cena con Kant a discutere delle prove dell'esistenza di Dio, lui che è stato accanto a Pilato quando si è lavato le mani, lui che predice destini di morte che puntualmente si avverano, insomma lui, uno dei protagonisti de "Il Maestro e Margherita" di Michail Bulgakov, si è preso la briga di invitarci, alla lettura. 

Che poi, a voler essere precisi, il diavolo è colui che formalmente ci invita, ma altri personaggi come matrioske, comprimari del diavolo nel romanzo, sgomitano per esser letti e vivere: Ponzio Pilato, il procuratore della Giudea, alle prese con il filosofo vagabondo Jeshua; il Maestro alle prese con un manoscritto rifiutato; Margherita alle prese con il suo amore per il Maestro. 

Ecco, di fronte a cotanto invito non ci si può tirare indietro né mandare tutto al diavolo. Di fronte a cotanto invito si raddrizza la schiena, una mano distesa lungo il corpo, l'altra aperta sulla fronte a dire con voce da squillo di tromba: "Obbedisco!" e che il diavolo ce la mandi buona, la lettura!

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mercoledì 5 marzo 2014

Il piccolo Arturo chiede a E.

di Giovanni Lanieri

Il piccolo Arturo chiede a E. di immaginarlo da grande per raccontarlo fanciullo.

In questo intreccio, in questo groviglio, il lettore è chiamato; non a decifrare un enigma ma ad assistere ad un risveglio. Gli è concesso semmai, al lettore, di rivivere il proprio sonno (sogno) di bambino, semmai ne conservi memoria; o a sognare il suo sonno di bambino, semmai ne senta il bisogno.

Ma ad Arturo ben poco interessa. Arturo lascia noi lettori da soli: non pretende di coinvolgerci nella propria esistenza, perché NON vuole essere a sua volta coinvolto nelle nostre.

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mercoledì 12 febbraio 2014

Una smisurata preghiera dal Perù alla Sicilia

di Rosa Salamone 

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria si danno visioni di film decise all'ultimo momento, quando stacchi dal lavoro e vorresti liquefarti in un letto col tuo marchio speciale di speciale disperazione e invece no, sputi un al diavolo tra i denti ed entri nella sala d'un cinema d'antan, salvatosi dal macero della modernità, disobbediente alle leggi del branco. 


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